Ho mosso i primi passi nelle redazioni tecnologiche e automotive italiane ed estere, dove mi occupavo di contenuti e di prodotti. In questo contesto ho imparato le logiche di redazione, i tempi con cui si ragiona, i criteri per decidere cosa meriti davvero spazio e cosa renda una notizia interessante per chi legge.

In seguito è arrivata la fotografia, che mi ha portato per anni a ritrarre automobili, dalle sportive di nicchia alle granturismo. Questa esperienza sul campo mi ha insegnato quello che nessun manuale può trasmettere, come la differenza tra un’immagine che si limita a mostrare e una che sa raccontare. In parallelo scrivevo per una testata automotive italiana, un incrocio che ha permesso ai due mondi di iniziare a parlarsi.
La comunicazione è arrivata come evoluzione naturale. Queste esperienze non sono capitoli separati, è la loro somma a definire il mio modo di lavorare.
Oggi l’automobile è un prodotto tecnologico a tutti gli effetti, che si fonda sul software, sull’elettrificazione e sulla connettività tanto quanto sul design e sulla meccanica, e raccontarla richiede una familiarità con entrambi i settori.
Conoscere le redazioni dall’interno mi permette di costruire attività pensate per chi le riceve, non per chi le invia; la fotografia mi consente di valutare, indirizzare e, quando serve, produrre in prima persona la parte visiva di un progetto.